ALLA RICERCA DEI PARADISI PENSIONISTICI

 

I pensionati europei residenti all’estero si presentano in costante e progressivo aumento da anni e la tendenza non sembra conoscere battute di arresto. Le considerazioni che alimentano questo esodo sono varie e riconducibili soprattutto a: miglior costo della vita; minore imposizione fiscale del Paese accogliente rispetto a quello d’origine; assistenza sanitaria tutto sommato accettabile; agevolazioni di vario tipo come trasporti gratuiti e percorsi preferenziali riservati, clima mite o in generale gradevole.

Il trasferimento della residenza implica generalmente il coinvolgimento di due settori economici: immobiliare e bancario. Dal primo si è obbligati a passare attraverso un acquisto o la sottoscrizione di un contratto di affitto mentre dal secondo si deve necessariamente transitare per l’apertura del conto corrente, destinato a ricevere l’accredito mensile della pensione.

Le considerazioni di cui sopra rappresentano l’essenzialità della scelta concernente il cambio di residenza se si tratta di due Paesi caratterizzati dalla stessa valuta ma se invece ci troviamo di fronte ad un Paese accogliente che ha una valuta diversa rispetto a quella della pensione, ecco che allora anche la persona più sprovveduta tenderà prima o poi ad interessarsi all’andamento del cambio.

Ci riferiamo ovviamente al cambio della valuta del Paese d’origine solitamente “forte” nella valuta del Paese accogliente, delineabile il più delle volte come emerging o frontier currency. Prenderemo quindi in considerazione questo secondo aspetto, considerando un pensionato europeo che decide di spostare la residenza, almeno per sei mesi all’anno, in un altro Paese con una valuta diversa da quella di provenienza.

Siamo quindi entrati nella piattaforma Inch(https://datascollector.inchcapital.com/index.php) per mettere in ordine di forza i rapporti dell’EURO con tutte le valute a disposizione (trentuno) e confrontare successivamente i migliori risultati con i Paesi preferiti dai pensionati migranti per le ragioni di cui sopra. Per un pensionato che riceve la pensione in EURO il Paese al momento che offre le migliori opportunità di apprezzamento reale è rappresentato dalle Filippine.

 

Il grafico giornaliero a barre evidenzia il rapporto di cambio dell'Euro contro Il Peso filippino. Il trend è rialzista.

InchCapital Platform – Data Source: Fida

 

Il rapporto EUR/PHP – Euro Philippine Peso si presenta al primo posto in termini di tendenza/accelerazione per il breve/medio periodo mentre figura al quinto posto in un’ottica di m/l termine. Che cosa vuol dire tutto ciò? Che il pensionato obbligato a transitare per il settore immobiliare e bancario/finanziario locale avrà nel tempo sicuramente dei rischi rappresentati dall’oscillazione del rapporto di cambio tra le due valute.

Rischi che con la dovuta cultura finanziaria possono trasformarsi in opportunità soprattutto se si tiene conto delle ampie oscillazioni che registra mediamente il mercato valutario tra valute principali e secondarie con tendenze che possono affermarsi mediamente per circa due anni con variazioni percentuali rilevanti.

 

Il grafico settimanale lineare evidenzia la tendenza di lungo periodo del rapporto di cambio Euro contro Peso filippino. La tendenza è rialzista.

InchPlatform – Weekly line chart last 8y – Data Source: Fida

 

Ad esempio se decide di effettuare l’acquisito di un immobile dovrà attendere che si esaurisca la fase rialzista dell’EURO nei confronti del Philippine Peso mentre dovrà procedere ad una vendita e quindi fare l’operazione diametralmente opposta se si dovesse assistere all’esaurimento di una fase ribassista dell’EURO.

La stessa cosa dicasi per altri tipi di investimento più speculativi come quelli che riguardano le borse azionarie locali: guadagni e perdite rapportate alla valuta d’origine (quella della pensione) possono amplificare o deprimere le performance azionarie del mercato locale.

Sotto quest’ultimo aspetto è di fondamentale importanza verificare prima che non esista un black market della valuta locale poiché se ciò dovesse verificarsi il rischio azionario sarebbe di fatto aggravato dalla componente rifugio verso l’economia reale con rischio bolla speculativa in corso (vedi il caso del Venezuela e dell’indice azionario di Caracas). Report su: EURPHP